“Un tempo per ogni cosa”: Davide Calì e Isabella Labate in un libro fresco e contemporaneo, le nostre vite incatenate all’ossessivo controllo del tempo. Un albo di Kite edizioni.

Una storia sulla paura di vivere, le nostre difese contro questa paura e i cambiamenti che possono aprirci al mondo.

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Cosa significa impostare la propria vita su abitudini e consuetudini scandite dal ticchettio di orologi? Il racconto di Davide Calì e le immagini caratterizzate dai disegni a matita di Isabella Labate rendono questo albo edito Kite edizioni dal titolo Un tempo per ogni cosa, un saggio sulle paure che si nascondono dietro una quotidianità vincolante. Protagonista di questo albo è Edgar, un uomo qualunque la cui vita e giornata sono scandite e regolate dal tic tac dei suoi orologi. Nella realtà nessuno glielo aveva imposto, con l’andare degli anni vi si era nascosto per comodità. La sua casa era piena di orologi, ogni stanza ne aveva almeno uno in modo che, ovunque lui fosse, avrebbe saputo sempre l’ora. Aveva anche 7 orologi che battevano le ore, una sola volta ciascuno per svegliarsi, per ricordargli il pranzo, la passeggiata, la telefonata alla madre, il tè del pomeriggio, la cena, il controllo degli orologi. L’ ossessivo controllo del tempo viene rotto da un evento inaspettato per Edgar: uno dei suoi orologi non aveva suonato facendogli saltare il suo momento del tè.  Il responso dell’orologiaio lo spinge a dover riflettere per alcuni giorni: il pezzo utile per ripristinare il funzionamento dell’orologio non è facilmente reperibile, dovrà andare dall’altra parte del mondo. Cosa fare? Lasciare il certo per l’incerto? Rischiare la propria fragile stabilità? Cosa avrebbe trovato? Ecco la svolta nella storia dell’albo e nella vita di Edgar. Sarà questo viaggio dall’altra parte dell’oceano che aprirà gli occhi (soprattutto quelli della mente) a Edgar. Un mondo nuovo, persone, odori, profumi nuovi diversi. E poi luci, macchine, rumori, musica. I giorni trascorsi in attesa che l’orologio venisse riparato non seguono il solito ritmo, tutto accade quasi per caso, anche assaggiare per la prima volta un hotdog. Dopo aver riparato l’orologio ritorna a casa. “Passarono i giorni e poi le settimane. Edgar era contento di essere tornato a casa e di aver ritrovato le sue giornate scandite dal ticchettio degli orologi. Ma improvvisamente gli sembrò che gli mancasse qualcosa”. È arrivato per Edgar il momento per aprire definitivamente gli occhi alla possibilità di vivere davvero e di girare il mondo per fare nuove esperienze. Decide di vendere i suoi orologi di valore che gli avrebbe permesso di viaggiare per anni. Ci provó e ci riuscì e da quel momento solo un’abitudine conservò: quella di chiamare sua madre alle 16. Davide Calì ci presenta in questo albo il dramma dell’epoca moderna legata al tempo, alla schiavitù che ha formato e che scandisce la nostra vita non permettendoci di dare spazio alla meraviglia. Tra le magnifiche illustrazioni della Labate, splendidi sono i richiami a Magritte come “L’uomo con la bombetta”. Paura di vivere, ossessioni e compulsioni, vengono esaltate tra le pagine dell’albo, il tutto sconfina e travalica le nostre vite, la nostra routine e ci lega a degli schemi che abbiamo costruito noi stessi. Un chiaro messaggio è per i tanti mass media e dispositivi che segnano il nostro tempo nella giornata, notifiche, allert, sveglie, mail, messaggi, ci prosciugano lentamente.

Albo consigliato per i lettori a partire dai 10 anni.

Nunzia Moretti