“Sette chiavi per aprire i sogni”: Rodari, Ungerer, Lindgren, Farias, Nöstlinger, Dahl e Fuertes, sette stili, sette modi di comunicare, sette pensieri rivoluzionari, ciascuno a suo modo, sette maniere di stupire.

Un libro che si legge e si condivide piacevolmente, che racconta cosa c’è di magico nelle vite di questi sette autori, cosa li ha resi grandi, chi c’è dietro questi scritti immortali.

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Un mondo tutt’altro che convenzionale, tutt’altro che prevedibile: è esattamente questo l’ultimo regalo che ci fa Alfredo Gómez Cerdá con le splendide illustrazioni di David Pintor.

Ci sono scrittori e poeti che non hanno prodotto solamente libri e pagine memorabili. Hanno riempito le loro opere di carica emotiva, di evoluzioni, di immagini, di sensazioni e stati d’animo, di personaggi che le hanno rese delle vere e proprie rivoluzioni. Autori che hanno aperto strade verso mondi inesplorati e che hanno offerto delle chiavi interpretative per aprire i sogni – come ci dice il titolo del libro –  in modo autentico, in modo onesto e senza paura.

“Sette chiavi per aprire i sogni” non è una sterile descrizione o un elenco di opere e autori ma è un tributo appassionato e sorprendente, intrigante e stupefacente, a sette autori che hanno insegnato a generazioni di lettori come e dove spingere lo sguardo e il cuore. Gianni Rodari, Tomi Ungerer, Astrid Lindgren, Juan Farias, Christine Nöstlinger, Roald Dahl e Gloria Fuertes: sette stili, sette modi di comunicare, sette pensieri rivoluzionari, ciascuno a suo modo, sette maniere di stupire e di stupirsi della pluralità del mondo.

L’operazione narrativa di Gómez Cerdá è precisa e puntuale. In ogni racconto fa in modo che ciascuna chiave apra due porte contemporaneamente (e, forse, il lettore ne vedrà anche più di due!). Da un lato ci vengono svelati dettagli caratteriali e biografici, aspirazioni e desideri, ricordi, debolezze, tutta l’umanità e tutto l’universo emotivo e creativo che ha ispirato questi autori. Dall’altro – e non è affatto scontato – attraverso escamotage narrativi di grande effetto, questi sette universi, si intrecciano non solo con storie contemporanee di grande attualità ma costituiscono il pretesto, anche quando la scena si svolge in tempi più lontani nel passato, per parlare dell’animo umano e delle sue sfaccettature oppure per denunciare disagi sociali o per indagare dinamiche familiari.

E questo lavoro risulta talmente geniale che le vite degli scrittori si mescolano a quelle degli altri protagonisti dei racconti, senza far intendere esattamente quali elementi siano reali e quali frutto dell’invenzione dall’autore. Ma tutto ciò non disturba, anzi, nobilita la narrazione e la rende accattivante e fluida.

E così Gianni Rodari, dipingendo con un dito una finestra immaginaria, regala ad una ragazzina triste, la possibilità di evadere da una quotidianità familiare molto complessa. Poi Roald Dahl scopre che i vampiri sono stati la sua vera ispirazione. E l’autrice di Pippi Calzelunge, Astrid Lindgren scopre di essere  l’anima di un movimento studentesco ambientalista. O, ancora, la moto di Gloria Fuertes, che compare in sue tante fotografie degli anni Cinquanta, è il simbolo della vita spericolata e poco convenzionale della poetessa.

David Pintor, col caratteristico e inconfondibile tratto che anima anche Don Chisciotte e tanti altri suoi personaggi, accompagna i racconti con illustrazioni suggestive, rispettose della fisicità e della emotività degli scrittori, insieme ad una sorta di affettuosa ironia. Con colori e tonalità mai troppo vistose, arricchisce la narrazione senza distrarre chi legge. Pintor, in sinergia con l’autore, trasforma le parole in ritratti.

Un libro che si legge e si condivide piacevolmente, che racconta cosa c’è di magico nelle vite di questi sette autori, cosa li ha resi grandi, chi c’è dietro questi scritti immortali.

Un libro che stimola la mente e spinge a interrogarsi sul confine leggero tra la realtà e l’immaginazione. Dove finisce l’una? Dove comincia l’altra? Come possono convivere? Non esiste una soluzione univoca. Non vi resta che scoprirlo e, se non avrete voglia di cimentarvi con una risposta, lasciate che questi racconti, come nella storia dedicata a Tomi Ungerer, compiano i loro prodigi.

Mariangela Tantone