“Il mio amico extraterrestre”: Rocio Bonilla con l’aiuto di un amichetto venuto da lontano, scardina le consuetudini e i modi di fare sbagliati.

A volte solo guardandosi da lontano, attraverso gli occhi degli altri, si può percepire il proprio mondo e fare proprie le domande che ci vengono rivolte e, chissà, imparare a crescere con uno sguardo diverso e più consapevole.

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Rocio Bonilla ritorna ancora una volta in doppia veste di autore ed illustratore per una delle ultime uscite di Valentina Edizioni: “Il mio amico extra terrestre”.

Il tratto della artista spagnola è inconfondibile, l’ironia sagace del testo lo è altrettanto.

C’è un nuovo amico in città. Arriva da molto, molto lontano e si fermerà qualche giorno. Di strano è strano, ma è un ospite simpatico e, soprattutto, curioso. Vuole sempre sapere il perché di ogni cosa: perché è bello tirare le pietre agli alveari? Perché non bisogna dare una mano ad un compagno in difficoltà? Perché femmine e maschi devono giocare separati? Insomma una bella sfilza di domande dalla risposta apparentemente semplice. Eppure, quelle domande sono rimaste lì, non son ripartite verso l’universo lontano originario di quel insolito ospite.E, così, quei ‘perché’ hanno continuato a risuonare trasformandosi in ‘perché no? ’, cambiando la prospettiva di osservazione e, poi, di azione.

Infatti, questo ‘incontro ravvicinato del terzo tipo’ non lascia indifferente il simpatico protagonista di questa bella storia e nemmeno i suoi lettori. La normalità superficiale, dove le cose scorrono seguendo il comportamento del gruppo, senza rifletterci, senza fermarsi ad osservare davvero le cose e le persone, grazie all’arrivo di un amico estraneo e fuori da queste consuetudini, inizia a sembrare diversa, meno scontata di prima, quasi quasi aliena. Lo sguardo extraterrestre, punto di vista esterno per eccellenza, scardina la porta sicura del pensiero omologato offrendo uno spunto per guardare oltre le apparenze e le convenzioni spesso immotivate.

Questo albo molto carino della Bonilla è un ottimo strumento per provare a fare la stessa operazione nella realtà con i suoi lettori. Il libro, per quanto le roccaforti dei suoi amanti resistano strenuamente negli anni, è come un U.F.O., soprattutto, se non si è abituati ad averne in giro.

Eppure, anche un solo albo di qualità può fare la differenza nella vita di un bambino. Le belle storie ci fanno visita in modo inaspettato, ma gentile e, per quanto soave sia il loro tocco, lasciano sempre un segno. “Il mio amico extraterrestre” si pone esattamente su questa linea.

I colori tenui degli acquerelli creano subito una relazione con serena con i piccoli osservatori che, sicuramente, vengono subito attirati dalle espressioni dei personaggi e si calano facilmente nel contesto. Da questo punto di vista le illustrazioni comunicano bene il senso della storia e il breve, ma incisivo, testo lo completa. “Il mio amico extraterrestre” cerca, così, in modo leggero e allegro, di far riflettere, senza retoriche e prosopopee. La contrapposizione tra le immagini a piena pagina e i grandi ‘perchè’ solitari su sfondo bianco fa percepire l’eco della coscienza che si interroga, evidenziando il passaggio riuscito verso la riflessione critica. Ecco, allora, come ci si può rendere conto di seguire troppo la strada della massa, quando, invece, si potrebbe prendere una direzione diversa, magari più solitaria, o difficile da percorrere, ma sicuramente più soddisfacente, frutto di una propria scelta o gusto personale.

Ecco come si può prendere consapevolezza del proprio pensiero senza farsi trascinare dalla corrente. Ecco come incontrando un oggetto così extraterrestre come un libro, lasciandosi catturare da una storia, si può camminare verso quella libertà tanto bramata dal grande Rodari: “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.

Rocio Bonilla con “Il mio amico extraterrestre” dà il suo contributo, provando ad essere una delle carte da giocare per far crescere bambini capaci di pensare con la propria testa, bambini capaci di scegliere, anche se quelle scelte possono risultare diverse dal gruppo. È bello che il libro chiuda con il protagonista della storia che prende le parti di un compagno bullizzato, senza essere più indifferente. “Perchè non lo aiuti?” In effetti, a pensarci bene, sarà da extraterrestri, ma, perché non farlo?

Sara Sarcuni