“La strana storia di Cappuccetto Blu”: una storia per vincere le paure, reinventare le tradizioni, sovvertire gli stereotipi lasciando la porta sempre aperta alla immaginazione.

Una versione sorprendente della famosa fiaba, in cui niente è come sembra. Cappuccetto non è docile, né si lascia impressionare.

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Non so se avete presente la frase “don’t judge a book by it’s cover”, beh, questo potrebbe essere uno dei pochi casi in cui si potrebbe già giudicare il libro dalla sua copertina, o quantomeno, ne si potrebbe avere un quadro ben delineato del suo contenuto.

Il bellissimo nuovo albo illustrato di Guia Risari con le illustrazioni di Clémence Pollet afferma sin da pagina zero, per così dire, il suo messaggio. Cappuccetto è Blu, un colore spesso identificato come maschile, il classico rosso è sullo sfondo, quasi una reminiscenza del passato. Lo sguardo di questa moderna Cappuccetto è forte, determinato e pronto a vivere sua “strana storia”.La strana storia di Cappuccetto Blu si apre con delle avvertenze ai lettori per prepararli al contenuto, suggerire l’uso delle note a piè pagina e invitarli a fare salutari esercizi creativi con serietà, ma tanta ironia, la stessa a cui ci ha abituato Guia Risari con le sue storie.

Siamo a Pomeloria, rinomata località del chissà dove che trae il suo nome dalla sovrabbondanza di mele prodotte da ogni albero della città. Tra gli abitanti c’è una bella bambina, molto sveglia, amante delle favole dal carattere risoluto.

Il giorno del suo compleanno, la sua mamma sarta pensò bene di regalarle un mantellino rosso che le piacque moltissimo, fatto salvo per il colore. Troppo vistoso, difficile da abbinare e, poi, sembrava proprio la stessa mantella di una vecchia storia: i lupi affamati, le nonne e le ragazzine sperdute non erano i suoi soggetti preferiti.

I cavalieri dallo spirito indomito quelli sì che erano dei modelli. Determinata come i suoi idoli, si avventura nel vicino bosco per trovare una pianta speciale con cui tingere la mantellina. L’operazione fu un successo e da quel giorno tutti la chiamarono Cappuccetto Blu. Purtroppo, però, anche le eroine hanno dei compiti gravosi (e noiosi) da sbrigare come portare dei viveri alla nonna. Lungo la strada che la portava da lei, inebriata dal sole caldo di quella splendida giornata, un campo di erba matta catturò la sua attenzione. Tra trifogli e margherite avrebbe potuto trovare un quadrifoglio. Ma non c’era la fortuna ad aspettarla, bensì un grosso lupo dallo sguardo minaccioso.  Cappuccetto Blu non si fece intimidire e prontamente affrontò il pericolo a testa alta. Il lupo non era da meno ed era, soprattutto, deciso a mangiarsi la bella bambina, ma non aveva fatto i conti con la scaltrezza di chi aveva fatto delle storie il suo pane quotidiano. È Cappuccetto Rosso a finire nella pancia del lupo, mica Cappuccetto Blu! Vallo a dire ad un lupo affamato, però, e oltretutto preparato anche lui sui grandi classici. Da Cenerentola alla Bella Addormentata, passando tra principi, ranocchi, draghi, cavalieri, maghi e fattucchiere si fece tardi.Cappuccetto Blu stava facendo tardi per la sua consegna. Non ce l’avrebbe mai fatta a tornare a casa in tempo per cena. Tutt’ad un tratto la fierezza di Cappuccetto Blu si dissolse nelle lacrime che copiose le rigavano il viso. Il lupo commosso da una simile reazione mise da parte ogni famelico istinto per correre più veloce del vento, e delle stesse lacrime, verso la casa della nonna. Dopo un lunga dissertazione medico scientifica di tutti i malanni della poveretta, per la bambina era arrivato il tempo di rientrare a casa sempre in sella al veloce lupo.

Sulla soglia della porta, arrivò il momento di salutarsi, ma Cappuccetto non si dimenticò di cosa aveva scatenato tutto quel parapiglia pomeridiano e si sdebitò con il lupo: due focaccine e un pezzo di formaggio per antipasto, un pezzo di torta di mele a seguire.

Fu così che da un incontro nacque la storia di una grande amicizia che, intrecciando luoghi, personaggi e avventure, proseguirà riscrivendo ogni giorno le pagine di tutte le storie del mondo.

Se è vero che il lupo è, oltre che cattivo, notoriamente affamato, è altresì vero che lo è anche la fantasia di autori come Guia Risari il cui spirito, esperienza e capacità riescono sempre a dare nuova linfa alla letteratura per l’infanzia. Questo suo credere nel valore delle storie viene fuori con vigore pagina dopo pagina, per quanto venga palesato sin dalla dedica interna. Il perpetuarsi dei racconti alimenta l’immaginazione che risponde con nuovi spunti e nuovi racconti, come in un viaggio continuo dove ogni scoperta apre la porta a nuove curiosità e nuove ricerche. Ed è così possibile che la tradizionale Cappuccetto smetta gli abiti di bambina ingenua e si rivesta di determinazione e consapevolezza per essere una eroina al femminile, dimostrandosi coraggiosa, capace di decidere, ma anche sensibile e fragile.

Cappuccetto Blu ci ricorda che una donna, anche bambina, può scegliere e che le storie del passato sono mattoni di memoria su cui il palazzo del mondo futuro si erge e cresce. Giocando con le storie si possono mettere a nudo tante sensazioni e paure, affrontarle prendendole per mano, anzi, attaccandosi al loro mantello, come ha fatto Cappuccetto con il lupo, per scoprire, magari, che non sono così spaventose. Ed è pur vero il contrario. Ma chi lo ha detto che un lupo non possa avere un animo gentile e capace di commuoversi? Sulle orme di ‘Princess Smartypants’, Cappuccetto Blu si diverte a sovvertire gli stereotipi giocando con continui rimandi alla tradizione anche attraverso le illustrazioni. Sullo sfondo bianco, il tratto di Clémence Pollet costruisce scene dettagliate alternando rosso e blu con qualche concessione a frammenti di celeste e turchese. Ogni immagine è ricca di richiami da scoprire come in una caccia al tesoro e diventa il completamento perfetto del testo contestualizzandolo.

Insomma, una storia tra le storie per nuove storie, dove le stranezze diventano peculiarità da cui lasciarsi meravigliare e trascinare al di là delle convenzioni, viaggiando in infiniti mondi fantastici pur restando nello stesso posto.

Sara Sarcuni