“Rifugiati”: un silent book profondo, uno sguardo dall’alto sullo scottante tema migrazioni nella storia, aldilà delle visioni distorte dei media, dettate da tattiche politiche.

“Rifugiati” di Ilan Brenman con i disegni di Guilherme Karsten ci aiuta a capire esattamente questo ripetersi ciclico di eventi, soprattutto quando sottesa c’è una questione irrisolta e, dunque, sempre attuale.

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Giambattista Vico lo teorizzò con la sua idea dei corsi e ricorsi storici: ci sono situazioni che si ripetono ciclicamente nel corso della storia e sono accomunabili non tanto per l’evento in sé, quanto per le modalità.

Per lui era come se ci fosse una ratio sottesa nell’evolversi della società e dello scorrere non lineare del tempo, altri dopo di lui esclusero la presenza di una azione della Provvidenza, ma in tanti continuarono ad osservare ed interrogarsi sul quel fenomeno della ciclicità storica.

In effetti, aldilà delle dissertazioni filosofiche, non è difficile fare un passo indietro ed osservare come alcuni accadimenti sembrano susseguirsi e ripetersi in epoche, luoghi e tempi diversi.

“Rifugiati” di Ilan Brenman con i disegni di Guilherme Karsten ci aiuta a capire esattamente questo ripetersi ciclico di eventi, soprattutto quando sottesa c’è una questione irrisolta e, dunque, sempre attuale.Sarà che insito nell’uomo c’è un gene del mitico Ulisse o, più semplicemente, uno spirito ancestrale di sopravvivenza, fatto sta che è dalla notte dei tempi che uomini, donne e bambini abbandonano la propria casa per cercare fortuna altrove. I motivi sono molteplici. Che ci sia una guerra, una necessità lavorativa o familiare, o chissà cos’altro, il punto resta lo stesso: l’impossibilità di restare in un dato posto e la necessità di darsi un nuovo inizio attraverso la conoscenza di altri mondi e di altri modi possibili di vivere.

Succede così che la prima famiglia lascia l’Egitto con poche cose al seguito e avvia il suo cammino verso una nuova città. Il sole sembra aver trasformato tutto in un arido deserto e non resta che avventurarsi altrove per cercare un nuovo sostentamento. Ma gli abitanti di quei grandi e lussureggianti palazzi saranno pronti ad accogliere i nuovi arrivati? La loro terra d’origine è lontana, i loro costumi sono così insoliti, cosa saranno venuti a fare proprio qui questi stranieri?  La risposta resterà sospesa, perché ben presto ci faranno largo altri invasori, ben più pericolosi però, perché in questa città araba arrivano dei soldati pronti a far razzie tra i bei palazzi ed usurpando nuovi territori.

È il momento per una nuova famiglia di scappar via, fuggire lontano dove tutto è diverso, persino la religione. C’è una città fortificata all’orizzonte dove troneggia un imponente tempio a cupola, ma se il paesaggio è differente, gli sguardi sospettosi e restii sono sempre i medesimi. Non abbiamo il tempo di acclimatarci, perché la storia è pronta a riproporsi con un nuovo attacco e la fuga è di nuovo l’unica via di scampo per non soccombere. Non fa nulla se le latitudini sono impossibili, ma essere altrove è avere speranza, pur restando gli ultimi arrivati.

È che la vita può cambiare dalla sera alla mattina e costringere all’esilio per motivi che fino al giorno prima erano impensabili e che non dipendono da una scelta personale ma da una decisione folle di chi ha usato la forza per affermare il suo potere, diffondendo solo odio, vantando il primato ingannevole di una razza superiore. Allora la fuga è sopravvivenza estrema, il rifugio in un qualsiasi altrove è più che necessario.Se le guerre di supremazia finiscono, la storia racconta che c’è sempre un avversario antico quanto temibile: la fame.  Per soddisfarla ci si deve muovere, si devono tentare anche lunghe traversate oltreoceano per buttare il cuore oltre l’ostacolo e raggiungere un mondo diverso, quello del futuro possibile, dove la convivenza delle diversità è la normalità.

È questa la meta finale di “Rifugiati”, una chiusura poetica positiva affidata, non a caso, alle vere speranze del futuro: i bambini. I due protagonisti della pagina finale, si passano il testimone che ha fatto da fil rouge in tutto questo meraviglioso  silent book: la piuma di Maat, la dea della Verità, apparsa per la prima volta proprio in Egitto. Il cerchio si chiude, ma la storia ricomincia rilanciando la speranza: “Nasce un bambino, il mondo ricomincia”.

Sarà che Ilan Brenman e Guilherme Karsten sanno cosa vuol dire avere dentro di sé la diversità viste le loro origini, sarà che chi scrive o disegna albi illustrati di qualità per l’infanzia abbia una speciale sensibilità, ma il connubio dettato dalla scrittura dello storyboard e dalle immagini funziona perfettamente.

Le illustrazioni hanno colori vividi, le espressioni sono nitide e catturano la curiosità del lettore che vuole seguire le vicissitudini di queste famiglie fino alla fine. L’assenza delle parole amplifica il rombo del messaggio sotteso a questa “meraviglia muta”.

È bello che un libro dedicato ad un tema antico, ma attualissimo, sia proprio un silent book, perché lo sforzo che si richiede al lettore è proprio quello di non essere uno spettatore passivo della storia, ma di farla parlare, di aprire le porte al dialogo, alla riflessione, alla comprensione. È uno stimolo costruttivo per i bambini e gli adulti che li accompagnano.“Rifugiati” dà la possibilità di avere come uno sguardo dall’alto sullo scottante tema migrazioni nella storia, permettendo così al lettore di fuggire dalle questioni presenti che spesso sono solo visioni distorte, dettate da studiate tattiche politiche. La propaganda innalza solo muri di incomprensione che non portano a nulla.

Il tesoro prezioso che ci lascia quest’opera è proprio questo spazio di libertà in cui deve materializzarsi il pensiero critico, la libertà che tutti dovrebbero avere il diritto di esercitare e di sviluppare con curiosità, proprio come fanno i bambini alla scoperta delle cose del mondo. L’unico silenzio ammissibile dovrebbe essere quello che fa cessare le parole vuote e ricorda chi, purtroppo, non ce l’ha fatta a trovare un rifugio per un nuovo inizio.

Sara Sarcuni