“Mia mamma è un pirata”: la malattia del secolo vista dagli occhi di un bambino, la sua mamma come altre donne segnate da una cicatrice, visibile o invisibile.

“Mia mamma ora non ha più il foulard. Ha lasciato anche IL GRANCHIO SENZA PIETÀ e la sua ciurma, che non dimenticherà mai:insieme ci siamo battuti valorosamente!”.

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Come può una mamma raccontare al proprio figlio la terribile malattia che l’ha colpita?

Spesso si sottovaluta l’importanza dei libri come strumento per rendere più comprensibili temi particolarmente dolorosi come una separazione in famiglia, un lutto, una malattia. Invece un semplice albo può, in qualche modo, aiutare ad affrontare argomenti complessi e tortuosi dandoci anche un’idea su come farlo.

“Mia mamma è un pirata. Il suo vascello si chiama IL GRANCHIO SENZA PIETÀ e con la sua ciurma solca i mari già da qualche mese, alla ricerca dell’isola del tesoro”.

Chi di noi, purtroppo, non ha avuto a che fare, direttamente o indirettamente con quello che più comunemente oggi tutti riconoscono come il male del secolo, il cancro?

La malattia più democratica che possa esistere, colpisce tutti indistintamente, dai bambini agli adulti. Una malattia che comporta una battaglia dura e insidiosa, che però spesso ci fa uscire sconfitti, di una sconfitta amara, il cui fallimento lo vivono, però, solo coloro i quali sopravvivono a chi, purtroppo, quella battaglia, non l’ha vinta.

Anche le mamme, che i figli riconoscono come eroi invincibili (bella l’idea di Rocio Bonilla in Max e i supereroi), dagli incredibili superpoteri, instancabili e immortali, purtroppo tali non sono.

Pensiamo alle mamme del quartiere Tamburi a Taranto, o quelle della terra dei Fuochi in Campania, quelle della ferriera di Servola a Trieste o ancora Piombino in Toscana e purtroppo altre ce ne sono, in una Italia ormai malata che non respira più, che non vive più. Mamme che piangono per i propri figli, o mamme che combattono per loro, con loro, per se stesse, per vedere i propri figli crescere e diventare grandi. Mamme la cui pelle è segnata da cicatrici che non fanno dimenticare, che incidono fisicamente un esperienza segnante e indimenticabile.

Ma quando ci si ammala e i propri figli sono bambini che ridono, che ti cercano, che vogliono giocare con te e sono piccoli per capire cosa si sta vivendo, come fare per spiegare loro l’avventura in cui ci si è imbattuti?

Questo libro è molto commovente, porta il lettore a immedesimarsi in questa tenera famiglia; leggendo, infatti, non puoi fare a meno di pensare cosa avresti fatto tu al posto di questa mamma coraggiosa che si inventa di essere un pirata con tanto di bandana e ciurma, con un capitano (il medico che la sta curando) che è un vero lupo di mare. Come ogni pirata che si rispetti anche la mamma ha delle cicatrici sul petto e a volte vive delle tempeste con onde spaventose, vive la paura di non riuscire a domare questo granchio senza pietà che le impedisce di trovare l’isola del tesoro. Qualche volta, di ritorno dal suo viaggio la mamma è pallida e affaticata, il vascello dondola troppo, il mal di mare è difficile da superare, tanto che la nausea non ti abbandona, ti fa vomitare tanto. Però dopo qualche giorno la mamma sta meglio, e con la sua bandana riesce persino a giocare qualche minuto con suo figlio. Il libro descrive la storia dal punto di vista del bambino che riesce a celare la sua preoccupazione dietro il fatto che sembra faticoso essere un pirata, tanto che lui stesso qualche volta ama prendersi cura della sua amata mamma, troppo affaticata per accoglierlo quando torna da scuola.

Un’avventura quella di questa famiglia che scorge all’orizzonte l’isola del tesoro, ma per raggiungerla è necessario fare un’ultima missione.

Una missione che porta la mamma a mettere finalmente piede sulla tanto agognata isola del tesoro, ponendo fine alla sua avventura.“Mia mamma ora non ha più il foulard. Ha lasciato anche IL GRANCHIO SENZA PIETÀ e la sua ciurma, che non dimenticherà mai:<<insieme ci siamo battuti valorosamente!>>. Lei ha ancora la sua cicatrice, ma ha ritrovato il suo aspetto di sempre e i suoi capelli setosi: merito sicuramente dell’aria di mare!”

Un libro che stimola ad amare riflessioni, ma che regala speranza; dedicato a tutte quelle donne segnate da una cicatrice, visibile o invisibile, che fa di loro un pirata coraggioso e invincibile, pronto a combattere contro chiunque possa essere di ostacolo alla vista del proprio figlio che cresce.

Bruna Di Lecce