“L’infilatrice di lacrime”: Franca Perini e Anna Pedron in un canto alla gioia e alla tristezza per cercare di capire il mondo. Edito da Kalandraka.

Un piccolo manuale di educazione sentimentale per riconoscere le emozioni che ci provocano turbamento e commozione sin da bambini.

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C’è e ci sarà sempre, nella vita, qualcosa che provocherà dolore e lacrime, dispiacere e delusioni. La parte difficile arriva quando questo qualcosa occorre spiegarlo ai più piccoli, nel momento in cui con le lacrime e col dolore bisogna fare i conti, guardando negli occhi ciò che li ha provocati e che ci ha profondamente colpito.Ce lo racconta, in modo delicato, rispettoso e poeticamente romantico, senza mai ferire la sensibilità del lettore, Franca Perini, come se mettesse in scena delle piccole storie, come ha fatto con la sua prima passione: il teatro. E ci accompagna, in questo stupefacente viaggio, Anna Pedron, con le splendide illustrazioni che sembrano tracciate da pennelli con colori pastello, in modo da far da tappeto alle parole, senza mai offuscarle, ma valorizzandole.

Questo albo è un viaggio nelle stagioni dell’esistenza quasi in due sensi: da un lato, ne ripercorre le fasi e le età e, dall’altra, traccia una chiara panoramica su tutto quello che, a volte, la rende triste. Ci sono tutti i segni del dolore che fa sgorgare lacrime.

Le lacrime sono foglie a rappresentare la nostalgia del tempo passato e delle occasioni perdute, sono cristalli come parole mai ascoltate, sono petali di fiori per il primo amore non ricambiato, sono di resina per tutti gli alberi tagliati brutalmente per essere sostituiti da cemento, sono briciole di pane per rappresentare una barca che non è mai arrivata alla riva.E ci sono, passando di pagina in pagina, delle mani e degli occhi che, con pazienza, le raccolgono e se le mettono al collo queste lacrime, come una magnifica collana. Con la cura, però di lasciarne lungo il cammino, alcune, le più belle, le più sfavillanti, quelle derivanti dalla gioia.

Il racconto è un cammino che, senza titubanza, mette dinanzi ad una verità inconfutabile: le lacrime e il dolore esistono e derivano da sentimenti traditi, dalla nostra percezione di un abbandono, dall’incuria dell’uomo nei confronti della natura, dall’indifferenza verso chi è diverso o cerca una casa o una nuova terra: insomma, un reportage che non ci risparmia nulla. E il lettore se ne accorge perché, di queste lacrime, sente il peso che, in questo caso, è lasciato ai più grandi, a chi riesce a sopportarlo, tutelando i più piccoli.Leggendo l’albo ci si rende conto che, contrariamente a quanto si possa pensare, c’è un omaggio alla gioia e ai sorrisi, senza dimenticare che i sentimenti tristi e i momenti bui esistono. Pagine che scavano nell’intimità dei lettori e, con grande delicatezza e rispetto, quasi in punta di piedi, aiutano i genitori e gli educatori a mettere i bambini dinanzi a questa altra faccia dell’esistenza. E allora, probabilmente, l’invito che ci rivolgono le autrici è quello di imparare ad ascoltare un amico, anziché ignorarlo, a non pentirsi per le cose vissute, a reagire con coraggio ad un rifiuto, ad amare la natura anziché deturparla, ad accogliere con amore chi chiede aiuto.L’infilatrice di lacrime lavora incessantemente, forse tutti i giorni, perché la vita sia meno dura. Un grande lavoro, questo, che indaga il mondo dei sentimenti e del dolore, senza mai essere cupo, buio e mortificante. Al contrario, una volta chiuso l’albo, viene voglia, per la luce che emana, per la sensibilità e il garbo che lo caratterizzano, di ricominciare daccapo.