“Sonata per la signora Luna”: lasciate i vostri bambini sognare al chiarore della luce lunare. Un’amicizia speciale, in un viaggio che è anche un percorso interiore e di crescita.

“Puoi chiamarmi signora Luna”. “E non hai freddo, lassù nel cielo” chiese Hank. “Sì” rispose la signora Luna. “È così”.

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In quest’ultimo periodo abbiamo spesso recensito libri pubblicati per celebrare i 50 anni dall’allunaggio aventi come tema proprio il rapporto tra uomo e luna, tema che però non è mai stato una vera e propria novità.

Invocata, sospirata, anelata, celebrata, cantata, rappresentata, studiata, raggiunta addirittura, la luna ha profuso una misteriosa fascinazione da sempre, infatti nei secoli è stata fonte di ispirazione poetica e filosofica: Luciano di Samosata, scrittore greco del II secolo d.C., nella sua “Storia vera”, immaginava il viaggio verso la luna con una nave, mentre il secondo Canto del Paradiso di Dante sembra quasi un trattatello di scienza lunare. Petrarca fa della luna una metafora dei suoi stati d’animo malinconici e notturni; mentre la luna più romantica è quella di cui scrisse Giacomo Leopardi, il cui pastore errante, ne “Il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, si chiede: “Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi che fai, silenziosa luna?”. La luna, dunque, è una presenza amica e consolatrice, dopo l’angoscia generata dalla coscienza del reale contrapposto all’eterno.E la medesima non ha potuto che essere protagonista anche di molti libri per l’infanzia: “L’uomo della luna” di Tomi Ungerer, “Il bambino che amava la luna” di Rino Alaimo, “Papà mi prendi la luna per favore?” di Eric Carle, “Il bambino e la luna” di Jimmy Liao o le splendide rime di Gianni Rodari “Sulla luna” e “La luna al guinzaglio” contenuta in Filastrocche in cielo e in terra (che tratta proprio del tenero rapporto fra la luna e una bambina).

A tal proposito Babalibri ci regala un’altra emozionante e poetica storia della buonanotte composta (e non è un eufemismo usare proprio questo termine per descriverlo) da una coppia speciale che ha all’attivo una serie di titoli (tutti pubblicati in Italia dalla medesima casa editrice) semplicemente meravigliosi tanto nella storia quanto nell’illustrazione.L’anno scorso noi della redazione di Libricino abbiamo recensito una piccola perla dal titolo “Il postino dei messaggi in bottiglia” e vi consigliamo di andare a “ripescare” quella recensione per capire di che genere di poesia parliamo.

Una ragazza di nome Harriet Henry suona il violoncello. I genitori vorrebbero che si esibisse per quanto è brava, ma Harriet non ama suonare davanti a una platea, non ne sopporta nemmeno l’idea. Preferisce crearsi uno spazio solitario in cui suonare solo per se stessa. Lo immagina proprio a sua misura, quello spazio, lo sogna perfettamente arredato secondo i suoi gusti, e lì, in quello spazio vicino al suo animo, suona.

Ma mentre lo fa, in pace, da sola, cullata dalla sua immaginazione, un gufo appollaiato fuori dalla finestra disturba la sua concentrazione. Nulla può una tazzina tirata nella sua direzione nella notte scura, col fine di allontanarlo.

Di lì a poco una scoperta: quella stessa tazzina ha combinato un grande disastro colpendo la luna che è caduta dal cielo e si è incastrata sul comignolo della sua casa. Alla piccola Harriet Henry tocca riportarla al suo posto.Assistiamo, quindi, allo stringersi di un’amicizia speciale, in un viaggio che è anche un percorso interiore e di crescita, un rapporto fatto di piccoli gesti di soccorso e di cura che non sono temi nuovi nella scrittura della coppia (come nella vita) Philip C. Stead e Erin E. Stead (“Il raffreddore di Amos Perbacco”, “Lenny e Lucy”). Un libro che merita di essere letto ad alta voce ai nostri figli per farli sognare senza avere paura di farlo.