“Il cuore e la bottiglia”: Oliver Jeffers con tenerezza e leggerezza ci insegna a ritrovare e a ricucire un ricordo intenso che si è perso tempo fa.

“C’era una volta una ragazza, più o meno come tante altre. Aveva la testa piena di tutte le curiosità del mondo. Faceva domande sulle stelle e si meravigliava del mare. Ogni nuova scoperta la incantava...finché, un giorno, trovò una sedia vuota.”

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La casa editrice Zoolibri al Bologna Children’s Book Fair ha presentato, tra le sue ultime novità, un altro capolavoro del grande Oliver Jeffers (Noi siamo qui, Dritte per vivere sul pianeta terra) dal titolo “Il cuore e la bottiglia”.

Un libro toccante e graffiante, come solo l’autore dall’inconfondibile tratto, sa essere.

È un albo che in qualche maniera celebra l’enorme coraggio delle mamme (che proprio in questi giorni verranno festeggiate perché sta arrivando il loro giorno!) che prima di essere tali sono state bambine anche loro…e come tutti, sono cresciute dimenticando, per un qualche motivo, come vivere il mondo con la curiosità e l’entusiasmo di un bambino, il tutto raccontato tramite una meravigliosa poesia.“C’era una volta una ragazza, più o meno come tante altre. Aveva la testa piena di tutte le curiosità del mondo. Faceva domande sulle stelle e si meravigliava del mare. Ogni nuova scoperta la incantava…finché, un giorno, trovò una sedia vuota.”

Questa favola non potrebbe esistere se Jeffers non avesse aiutato con le immagini il racconto, perché è proprio tramite queste, che il lettore capisce cosa è successo alla curiosa bambina. Non ci è dato sapere se si tratti del padre o del nonno, più verosimilmente quest’ultimo dato il disegno con cui viene rappresentato, ma è lui il motore della curiosità della bimba, lui che si siede su quella poltrona con l’enciclopedia in mano per cercare le risposte alla piccola, lui che si stende con lei sotto il cielo per spiegarle che le stelle non sono delle api che hanno preso fuoco e sempre lui che l’accompagna al mare perché possa meravigliarsi ancora e ancora, “finché, un giorno, trovò una sedia vuota”.

È facile immaginare il perché quella sedia sia rimasta vuota, ma la piccola non sa spiegarselo, per cui, indecisa, pensò che la cosa migliore fosse mettere il suo cuore in un posto sicuro perché non fosse più straziato dalla sua mancanza e da tanto dolore.

“Così lo mise in una bottiglia e se la legò al collo…e quello sembrò sistemare le cose… Ma in realtà niente era più come prima. La ragazzina si dimenticò delle stelle…e smise di prestare attenzione al mare.”

Il tempo passava e quella bambina cresceva, senza più chiedersi nulla, senza più alcun interesse, soltanto, a volte, pensava a quanto fosse ingombrante e pesante quel cuore nella bottiglia appesa al collo, ma così era al sicuro, solo in questo modo non avrebbe sofferto e non avrebbe più provato quella pena straziante di quando era bambina…il suo cuore chiuso in una bottiglia l’avrebbe protetta da qualsiasi dolore.

“Nulla sarebbe potuto cambiare se non avesse incontrato qualcuno più piccolo e ancora pieno di curiosità sul mondo. Un tempo la ragazza avrebbe saputo cosa risponderle. Ma non ora. Non senza il suo cuore.”

Come si fa a non saper rispondere? Le risposte saranno rimaste chiuse nel cuore: bisogna spaccare la bottiglia. I tentavi che vengono messi in atto sono frutto delle ironiche, surreali e impensabili ipotesi già viste nei libri di Jeffers, ma sempre capaci di strapparci un sorriso. Ma non funziona così: c’è bisogno di piccole mani. E così “il cuore era tornato al suo posto.” E il mondo riprende il suo colore, il suo odore, i suoi rumori: il cuore pulsa e la vita ricomincia.

Arriva sempre nella nostra vita, per quanto sofferta possa essere, il momento in cui qualcuno riesce a liberare il nostro cuore dalle catene che sembrano proteggerlo, ma in realtà non fanno altro che far crescere il ghiaccio intorno a noi e quel qualcuno nella maniera più semplice e meravigliosa possibile riesce a ricordarci quanto possa essere bello emozionarsi di fronte alla vita…solo così la sedia non sarà più vuota.

Nessuno ha mai potuto raccontare meglio che cosa significhi diventare madri…significa sciogliersi di fronte a due manine da lunghe dita affusolate che sanno liberarti il cuore e ti insegnano ad amare la vita per quel meraviglioso dono che ti ha fatto.Un libro che, come il precedente, dello stesso autore, diventa una gemma preziosa da conservare nella propria biblioteca.

Da regalare non solo ai propri figli ma alle rispettive madri se, prese dalla quotidianità, danno per scontato il dono che la vita le ha fatto.