“Il mio maestro Janusz Korczak”: è un invito a tramandare, così ci sarà sempre qualcuno che possa ricordare e raccontare. Così il maestro potrà vivere per sempre.

“Mi piaceva andare a trovare la mamma, i miei fratelli e le mie sorelle, ma alla sera ero ugualmente felice di tornare a “casa” dal dottor Korczak, da Stefa e dai miei amici.”

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Theodore Roosevelt ha detto: “Fai quello che puoi con quello che hai, nel posto in cui sei”. Questo è quello che di certo il maestro Janusz Korczak ha fatto in un periodo storico così delicato perché segnato dall’odio antisemita che stava dilagando in Europa. Siamo in Polonia, a Varsavia, occupata dai nazisti. Questo racconto sembra suggerire che quando il buio cerca di coprire una realtà, una debole luce si fa spazio per dare speranza. La Gallucci ci regala la memoria dell’esperienza vissuta dall’autore Itzchak Belfer (traduzione italiana della classe II E del Liceo classico “Massimo D’Azeglio” di Torino, con la supervisione di Susanna Basso e Benedetta Gallo) in questo libro “Il mio maestro Janusz Korczak”, l’autore ha 7 anni quando una mattina viene portato da sua madre Ester (che, rimasta sola dopo la morte del marito, deve badare e prendersi cura di 6 figli) presso La Casa degli Orfani di Janusz Korczak con la speranza di dare al figlio la “possibilità di crescere e diventare un uomo rispettabile “.

Accedere alla casa non era semplice, venivano ammessi solo i bambini orfani di padre o di madre, tra i 7 e i 14 anni poteva accoglierne al massimo un centinaio. La casa godeva di un’ottima fama, il pediatra ed educatore Korczak era riuscito a realizzare il sogno di regalare ai suoi ospiti una casa grazie all’aiuto di un’organizzazione ebraica. Il suo obiettivo era quello di dar vita a una umanità nuova partendo dall’educazione dei bambini che avrebbero poi costruito il loro futuro con basi di sicuro solide e sane. Nella casa vigevano regole ben precise che i bambini dovevano rispettare, e a giudicare i loro errori vi era un tribunale speciale composto da alcuni di loro che nel corso della settimana non ne avevano commessi.

I “bambini di Korczak” si distinguevano tra gli altri per la sicurezza, le buone maniere e i buoni voti a scuola. La Casa ospitava al suo interno una biblioteca dei cui libri i bambini potevano usufruire ogni settimana. L’organizzazione della Casa permetteva ad ogni bambino di assumersi le proprie responsabilità, di fare uscire il meglio di sé e di cercare le proprie attitudini e i propri talenti.

Ne è stato un esempio proprio l’autore del libro cui furono regalati dei pennarelli, pastelli, carta e uno spazio tutto per sé dove poter esercitare questa passione. Passione che col tempo è diventata mestiere essendo lui pittore e scultore. “La Casa in cui abitavamo trabocca d’amore, rispetto per le nostre esigenze e comprensione…Se qualcuno dubita di quel che racconto o non crede che sia possibile, gli suggerisco di leggere un paio dei bellissimi libri per ragazzi scritti da Janusz Korczak, come “Re Matteuccio”. Consiglio anche due libri per adulti che è importante far leggere ai genitori: “Come amare il bambino” e “Il diritto del bambino al rispetto”.”

Questi i consigli di chi ha vissuto quell’esperienza terminata così tragicamente. Allo scoppio della guerra il maestro decide di restare in Polonia accanto ai suoi orfani. Alla fine morí con loro nel campo di concentramento di Treblinka.

Il libro si conclude con l’invito dell’autore a far nostra la storia da lui raccontata, a “tramandarla, così ci sarà sempre qualcuno che possa ricordarla e raccontarla”.

  • Titolo: Il mio maestro Janusz Korczak
  • Autore: Itzchak Belfer
  • Copertina flessibile: 56 pagine
  • Editore: Gallucci (9 gennaio 2019)
  • Collana: Universale d’Avventure e d’Osservazioni. Baby
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8893485915
  • ISBN-13: 978-8893485913