“C’era una volta un cacciatore”: perché cacciare se è tanto bello essere cacciati? Fabian Negrin in un silent emozionante edito da Orecchio Acerbo.

Amare o farsi amare? Cacciare o essere cacciati? L’amore inverte le parti in qualsiasi istante, alla ricerca di un equilibrio continuo.

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“C’era una volta un cacciatore” è una storia affascinante e poetica, adatta per essere inserita nel contesto di San Valentino, la festa degli innamorati.

Durante una battuta di caccia, un giovane cacciatore colpisce, ferendola, una cerva.

Si rende subito conto del grande errore che ha commesso, e cerca di rincorrerla; il bosco è molto grande, per cui la perde di vista, per poi ritrovarla seguendo le sue orme. Siamo nei pressi di un laghetto e il cacciatore, assetato, si accinge a bere un po’ d’acqua. Enorme è la sua sorpresa quando, specchiandosi nel riflesso dell’acqua, vede il suo riflesso: la sua testa si è trasformata in quella di un cervo! Disperato, non sa cosa fare…All’improvviso scorge una figura femminile che si lava in una cascatatra di loro nasce subito un forte sentimento. Purtroppo la notte corre veloce, in modo particolare quando si sta bene, e magicamente il cacciatore allo spuntare delle prime luci dell’alba riprende le sue sembianze umane.

Dopo aver estratto la freccia dal corpo della cerva, i due si separano.

Il cacciatore, un po’ triste, vaga nel bosco pensando a ciò che era capitato in quella magica notte.

Giunto nei pressi di un altro lago, ci si tuffa e si trasforma ancora una volta in cervo.

Immaginate quanto grande sia stata la sua sorpresa nello scorgere, poco più avanti fra gli alberi, la sua amata cerva…e ancora più grande lo stupore nello scoprire che sul suo dorso trasportava un cucciolo d’uomo! Il frutto del loro amore… la creazione della loro famiglia.L’amore, forza motrice universale, spinge entrambi nuovamente l’uno verso l’altro: un nuovo incontro che darà vita a… una nuova vita! Nella tradizione del mito greco di Atteone, del Re Cervo, delle Mille e una notte, di Fratellino e sorellina dei fratelli Grimm e della cerva nel bosco di Madame D’Aulnoy, Fabian Negrin dà con le sue uniche illustrazioni un ulteriore giro di vite al tema della metamorfosi, da umano ad animale e viceversa.

Fabian Negrin è nato in Argentina, nel 1963. A diciott’anni si trasferisce a Città del Messico dove si laurea all’Università Autonoma Metropolitana. Trasferitosi a Milano nel 1989, le sue illustrazioni appaiono su numerosi quotidiani e riviste. Nel 2009, con i libri “Mille giorni e una notte” e “L’amore t’attende”, ottiene la Bib Plaque alla Biennale d’Illustrazione di Bratislava; nel 2010 invece si aggiudica il Bologna Ragazzi Award Non-Fiction; nel 2011 è la volta del prestigioso CJ Picture Books in Corea. Dal 2001, dopo “Il gigante Gambipiombo” primo titolo di orecchio acerbo, ha pubblicato molti libri di cui è anche autore del testo. Tra gli ultimi libri che ha illustrato “Fiabe e storie” di Hans Christian Andersen, “Tutte le fiabe” dei fratelli Grimm, “Il pozzo delle meraviglie” fiabe e novelle di Giuseppe Pitré, tutti pubblicati da Donzelli.

Un silent emozionante, coinvolgente, che ci invita ad accogliere l’amore quando arriva nella nostra vita e, improvvisamente, la stravolge. Dal male al bene, dalla caccia all’amore, al prendersi cura dell’amore.