“La piccola tessitrice di nebbia”: Agnès de Lestrade e Valeria Docampo raccontano la nebbia, un rifugio senza fine e senza inizio; un mondo sospeso indefinito dove tutto si cela e si disfa e nulla si affronta. Terre di mezzo.

“Non è cambiato molto. Gli occhi si distendono come due sorrisi. Le braccia sono meno grandi di quanto ricordava. Ma avvolgenti come allora. Rose appoggia la testa sulla sua spalla. Sente le lacrime che le rigano la guancia”.

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La casa editrice Terre di mezzo non delude mai, pubblica dei piccoli e preziosi capolavori, albi illustrati che vale la pena regalare e regalarsi (siamo vicini a Natale, perché non riflettere sulla possibilità di regalare un’esperienza di condivisione e riflessione ai bambini che conosciamo?).

La nostra redazione a suo tempo si era già occupata di un albo dal contenuto estremamente profondo “La grande fabbrica delle parole”, dell’autrice Agnès de Lestrade e dell’illustratrice Valeria Docampo, albo delicato e poetico come il loro nuovo lavoro “La piccola tessitrice di nebbia”.“Il mondo di Rose è immerso nella nebbia. Lei, ogni giorno, la raccoglie con una rete e la tesse in grandi stoffe con cui confeziona paraventi, tende e tappezzerie. In paese tutti vogliono comprare le sue stoffe di nebbia. Ma non bastano mai. Tanto più che la nebbia è effimera: le creazioni di Rose sbiadiscono e si cancellano, bisogna rimpiazzarle di continuo”.

Rose tesse stoffe per nascondere quello che non si vuole vedere, quello che non ci piace o che, magari, ci fa soffrire: le rughe del proprio volto allo specchio, due genitori insopportabili, troppi debiti…

“Ma un giorno Rose riceve una lettera spedita da lontano. Lei riconosce subito la scrittura del suo papà, si toglie il foulard di nebbia e lo posa sulla lettera. E ricorda.”

Anche Rose ha dei ricordi dolorosi, ricordi che vanno coperti di nebbia, perché magari se le ferite del nostro passato le avvolgiamo nella nebbia, ci illudiamo di non ricordarle e ci sembra di non averle mai vissute, le dimentichiamo. Ma basta poco per ricordare, come ricorda Rose:”Aveva quattro anni, una infanzia felice, insieme a mamma e a papà, avverte sulle guance i loro baci, sente ancora le loro risa allegre. Poi però arrivano i litigi e le urla, la testa sotto il cuscino, le mani sulle orecchie per non sentire. E i vestiti del suo papà che spariscono dal guardaroba. Crescere malgrado questo vuoto”.

Rose apre la busta, gli occhi le si riempiono di nebbia, ma legge ugualmente le parole di suo padre. Ad un tratto il cuore di Rose è un sole.

L’attesa di suo padre riempie le sue giornate, la speranza di rivederlo cresce di giorno in giorno. All’improvviso nella nebbia appare.

“Non è cambiato molto. Gli occhi si distendono come due sorrisi. Le braccia sono meno grandi di quanto ricordava. Ma avvolgenti come allora. Rose appoggia la testa sulla sua spalla. Sente le lacrime che le rigano la guancia”. E all’improvviso tutto cambia.

Non ci si può non commuovere leggendo questa piccola perla per l’attuale tema che tratta, seppur con leggiadra delicatezza.

Un albo impreziosito da inserti di carta semitrasparente che simula l’effetto della nebbia.

Il testo è essenziale perché Agnès de Lestrade lo sa che le parole costano, che vanno pesate e mai scelte a caso e lei le sceglie molto accuratamente.Le illustrazioni rendono perfettamente l’atmosfera della storia, la pesantezza del grigiore che opprime l’anima non soltanto della piccola protagonista, la nebbia che avvolge, circonda, cela e nasconde la sofferenza, la tristezza, i piccoli e grandi dolori. La nebbia che diventa un rifugio senza fine e senza inizio e crea un mondo sospeso indefinito dove tutto si cela e si disfa e nulla si affronta.

Man mano che la storia prosegue ecco apparire la luce dorata, quella luce che ti scalda, che guarisce e ti regala nuova vita…” perché quando sulla schiena hai cicatrici è lì che ci attacchi le ali”. [cit. Ermal Meta]

Assolutamente consigliato