“Tu mi vuoi bene anche se?”: ovvero … quello che i bambini chiedono, un libro forte che fa riflettere con estrema dolcezza sul magico connubio mamma-figlio.

Con raffinata leggerezza, ma con estrema intensità, questa storia affronta temi non facili, spesso pesanti e taciuti. Edito da Minedition.

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C’è un amore più grande di quello di una mamma verso proprio figlio? Forse no, e questa dolce storia nata dalla penna di Catherine Leblanc, lo dimostra.

I bambini fanno domande, è risaputo. È un classico. La loro conoscenza del mondo passa attraverso tutti quei ‘perché’ e ‘per come’ che spaziano da un tema all’altro, attraverso voli pindarici sul filo della loro fantasia e ingenuità. I più chiacchieroni e curiosi sono persino capaci di prendere i genitori, o i malcapitati interlocutori, nonni o maestre che siano, per sfinimento. Anche i più taciturni però, hanno le frecce al loro arco e, puntualmente, riescono a scoccarle arrivando dritti al cuore di certe questioni che fanno tremare anche i grandi più sicuri di sé.

Forte della sua esperienza di psicologa, oltre che autrice di libri per bambini, la Leblanc tira fuori, attraverso la voce di questo vivace orsetto, esattamente quelle domande. Il tratto sapiente di Ève Tharlet, illustratrice per bambini di lungo corso, bene ritrae la dolcezza di questo classico connubio mamma-bambino.

Il piccolo Martino ha combinato un guaio: ha strappato la sua giacca giocando vicino dei rami. La mamma con pazienza si appresta a rammendarlo, mentre il cucciolo d’orso, rammaricato per l’accaduto, le chiede se gli vuole ancora bene. La risposta della mamma, giunge scontata e, così, Martino prosegue con i suoi “e se…”. “Se io strappo tutti i vestiti?”. “E se prendo brutti voti?”. “E se divento un mostro verde pieno di pulci?”. La mamma ha, nonostante tutto, sempre la stessa risposta: “Non potrei mai smettere di amarti”, persino se fosse Martino a non amarla più o se lui amasse qualcun altro più di lei. E anche a quell’interrogativo difficile che gela e mette spalle al muro: “E se tu muori?”, la replica è la medesima, semplice e altrettanto diretta: “Credo che ti amerei sempre (…) lo sussurrerei al vento, all’acqua, al sole, e, soprattutto, lo sussurrerei al tuo cuore”.Con raffinata leggerezza, ma con estrema intensità, questa storia affronta temi non facili, spesso pesanti e taciuti. Il fluire del dialogo è un invito a non demordere, a trovare le parole adatte per parlare ai bambini della Vita nella sua interezza.  Le parole diventano strumento, le illustrazioni sono il ponte tra la fantasia e la realtà: difficile non riconoscersi nello sguardo di mamma orsa, pieno di dolcezza benché affaticato da un imminente nuovo arrivo; difficile non riconoscere i propri figli nella vivacità di Martino che scorrazza qua e là pronto a mettere tutto a soqquadro.

Ancora una volta, una storia, non è solo una storia. È un’emozione.