“Chiamarlo amore non si può + Disamorex”: un libro per dire basta una volta per tutte alla violenza sulle donne. Da far leggere a tutti, per capire cosa è amore e cosa non lo è.

Ventitre scrittrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne. L’importanza di saper educare ad amare. Le vecchie generazioni hanno sbagliato qualcosa?

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Siamo nel 2017. Ci accorgiamo spaventosamente che nei telegiornali nazionali di tanto in tanto in alto a destra compare un contatore, mentre è servito il servizio sull’ultimo femminicidio. Passano alcuni giorni (a volte anche meno), stessa visione con il numero in progressivo aumento. Probabilmente questa società dovrebbe fermarsi e riflettere. La società siamo noi, e i numeri sono spaventosi e purtroppo in aumento. Bisogna educare e far conoscere, devono essere coinvolti tutti. Che cosa è amare? Come si costruisce un rapporto? Come si rispetta la libertà altrui? Partiamo da questo libro importante, da far leggere a tutti, perché anche quello che consideriamo ovvio, se non assimilato, alcune volte non lo sia. Una raccolta di racconti schietti, sognanti, piacevoli intitolato “Chiamarlo amore non si può” edito da Matilda Editrice, prima nota come Mammeonline, spunto preso da una famosa canzone di Edoardo Bennato, La Fata.

Le ventitré autrici hanno come obiettivo, quello di accendere riflessioni sul tema dell’amore e del non-amore proprio per dare il via a un cambiamento in positivo, personale e sociale.

Si parla così poco d’amore! Tutta l’attenzione è rivolta alle discipline scolastiche, al profitto quadrimestrale, oppure alla formazione professionale. E’ tempo, ora, di dedicare spazio anche all’educazione emozionale. Non possiamo più aspettare.Finalmente un libro che parla ai ragazzi e alle ragazze con chiarezza, ma senza togliere la speranza, senza angosciare. In più una scatola di DISAMOREX una sorta di farmaco in bustine, donata a chiunque, acquisterà una copia di Chiamarlo Amore non si può. Noi lo abbiamo visto come farmaco per chi ha un presentimento di violenza subita, e come un integratore per chi ripudia la violenza, però vuole aumentare le sue conoscenze, per una bella crescita.

Dice la Presidente dell’Ass. Donne in Rete, Lina Appiano: “Dopo aver a lungo studiato le campagne d’informazione e prevenzione sul tema e notato come la maggior parte di esse si basi su stereotipi e modi comunicativi a volte poco efficaci e anche controproducenti, abbiamo pensato a simulare la produzione di una medicina che ha lo scopo di essere un salvavita per le donne vittime di una qualche forma di violenza che si configura nel rapporto di coppia (psicologica, verbale, fisica, sessuale) con un’attenzione particolare ai rapporti fra adolescenti.”Nel bugiardino contenuto nella scatola, si legge che il trattamento è destinato:

Alle giovani donne che vivono le loro prime storie affettive, per aiutarle a capire cosa l’amore non è, a trovare fiducia in se stesse, a riflettere se hanno al loro fianco un ragazzo che le stimi, le rispetti e condivida tutti i loro desideri, sogni, aspirazioni.A tutte le donne che hanno bisogno di essere aiutate a riflettere sul loro rapporto di coppia: se è sano, se le rende felici, se le fa sentire bene.

In particolare, alle donne vittime di qualsiasi tipo di violenza affinché prendano coscienza delle situazioni di pericolo nella loro vita di coppia per avere un supporto e riconquistare la libertà.