“Io sono Adila”: io sono Malala Yousafzai, io sono la libertà di pensiero. Un libro più che mai contemporaneo per bambini, una storia vera raccontata da Settenove.

Un albo sul coraggio e sulla verità di una super ragazza. Il primo albo illustrato che racconta la storia di Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014.

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La storia di Malala la conosciamo quasi tutti, però raccontarla a un bambino ci scoraggia, la consideriamo una storia forte, preferiamo raccontare altro, l’idea generale è volere per i nostri piccoli sempre il meglio, quello che non deve farli pensare molto, o non farli riflettere su problemi angoscianti.Fateci dire una cosa, noi come Settenove la pensiamo completamente all’opposto. Guardare il telegiornale (quasi costruiti bene) con i bambini oggi giorno può scatenare una girandola infinita di domande sulle ragioni della violenza, sulle origini del fanatismo alle quali non sempre possiamo rispondere con tatto e con una coscienza pulita. Oppure, al contrario, può succedere che i piccoli osservatori stendano su ogni cosa che vedono un velo di apatia e d’inverosimiglianza, tutto è costruito come in un film, non si sa, dove inizia la realtà e dove la finzione.

Ecco qui recensito un prezioso strumento, carta illustrata e testo stampato, due donne, come Adila e Malala, Fulvia Degl’Innocenti e Anna Forlati, rispettivamente autrice e illustratrice, e poi la casa editrice Settenove che si dedica alla prevenzione della discriminazione e della violenza di genere. Questo bel mix racconta con una delicatezza da pelle d’oca, quest’albo unico. La storia dal testo limpido e semplice, con le bellissime e dense illustrazioni, ha ottenuto il patrocinio della sezione italiana di Amnesty International.

Da una cornice narrativa che descrive la vita e i timori di Adila, una bambina comune, le autrici raccontano la vicenda di Malala: dagli interventi nel blog della Bbc all’attentato a causa dei talebani, fino al Premio Nobel per la pace e alle attività della sua fondazione.

Adila è una bambina pachistana che vive nello Swat, la terra di Malala, ama la scuola ma rischia di dover interrompere gli studi a causa della difficile situazione del suo paese. Per proseguire nella propria strada ci vuole coraggio e lo troverà grazie all’esempio raccontato dalla sua maestra, della connazionale che l’ha preceduta e che ora sta lottando anche per lei.

«Vorrei ringraziare i miei genitori per il loro amore incondizionato. Grazie a mio padre per non avermi tarpato le ali e avermi permesso di volare. Grazie a mia madre per avermi insegnato a essere paziente e a dire sempre la verità – che crediamo sia il vero messaggio dell’Islam»

(Malala, Stoccolma 2014, cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace)

Il libro fa emergere una netta distinzione tra la religione islamica e il fondamentalismo e non cavalca per niente la tesi di uno scontro tra civiltà tra Occidente e Islam. Le autrici riaffermano con decisione che le bambine e i bambini hanno il diritto di esprimere i loro pensieri, di essere amati, ascoltati, di immaginare il loro futuro e di ricevere un’istruzione. In molti paesi – come quello da cui provengono Malala e Adila – non è così, ma grazie alla lotta di bambine e bambini, ora anche loro possono tornare a scuola.