Gianni Rodari: uno dei più grandi scrittori italiani di libri per bambini. Dalla seconda guerra mondiale alla medaglia Hans Christian Andersen.

“Il gioco, la fantasia, l'amore sono componenti fondamentali per lo sviluppo di un bambino".

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Vengono i brividi al solo ricordo. Quasi un’ anno fa, in allegato ad un quotidiano si poteva iniziare una collezione di libri di Rodari. Il primo era “Favole al telefono”. La sera stessa lo sfoglio e ne leggo un paio alla mia prima figlia, tre anni, lei inizialmente scocciata dal libro povero di figure, dopo qualche rigo rimane ipnotizzata dalla mia lettura.gianni-rodari-creatori-di-sogni-scrittore-favole-al-telefono-libricino-libri-fiabe-favole-per-bambini-ragazzi-news-blog-recensioni-6 L’idea che una bimba, come lei, e quindi curiosa e avventurosa, per bere un po’ d’acqua fosse caduta in una bottiglia è stato un colpo di fulmine. Le faccio una faccia sorpresa e lei ricambia con il suo faccino meravigliato. Questa è la genialità. Questo è Gianni Rodari. Ovviamente, Giovannino, Alice Cascherina, il palazzo di gelato e il pulcino cosmico sono le sue storie preferite che amiamo raccontare anche senza libro.

Gianni Rodari è nato il 23 ottobre 1920 è stato uno scrittore e giornalista, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini , in particolare Il romanzo di Cipollino. Per il suo contributo duraturo come scrittore per bambini ha ricevuto la medaglia Hans Christian Andersen nel 1970, molti lo considerano il miglior autore di testi per bambini del ventesimo secolo. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue, anche se pochi sono stati pubblicati in lingua inglese.

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Rodari è nato a Omegna , una cittadina sul lago d’Orta in provincia di Novara nel nord Italia. Il padre, un fornaio, morì quando Rodari aveva solo otto anni. Rodari e i suoi due fratelli, Cesare e Mario, sono state sollevate dalla madre nel suo villaggio natale, in provincia di Varese . Dopo tre anni al seminario di Seveso, Rodari ha ricevuto il diploma del suo maestro, all’età di diciassette anni e ha cominciato ad insegnare classi elementari nelle scuole rurali della provincia di Varese. Ha avuto interesse per la musica (tre anni di violino lezioni) e la letteratura (scoperto le opere di Nietzsche, Schopenhauer, Lenin e Trotsky, che affilato il suo senso critico). Nel 1939, per un breve periodo, Rodari frequentato l’ Università Cattolica di Milano .

Durante la seconda guerra mondiale, Rodari ha avuto un differimento dall’esercito a causa della sua cattiva salute. A causa della sua situazione finanziaria precaria, ha fatto domanda per lavorare presso la Casa del Fascio ed è stato costretto ad aderire al fascista partito. Traumatizzati dalla perdita dei suoi due migliori amici e il fratello preferito incarcerazione di Cesare in un tedesco campo di concentramento, Rodari aderito al Partito Comunista Italiano nel 1944 e ha partecipato alla Resistenza italiana.

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I ricordi della moglie Maria Teresa

“Aveva soprattutto due amici, due coetanei che sarebbero morti giovani: Nino Bianchi e Amedeo Marvelli. Due caratteri estroversi. Due intelligenze curiose. Passavano i pomeriggi interi a discutere di filosofia. E quando entrambi morirono, in circostanze diverse, nel corso della Seconda guerra mondiale, fu grande il dolore. Senza le presenze amiche gli sembrava di girare a vuoto. Progettò perfino di emigrare in Brasile. Poi la guerra e la scelta partigiana ebbero il sopravvento”.

gianni-rodari-creatori-di-sogni-scrittore-favole-al-telefono-libricino-libri-fiabe-favole-per-bambini-ragazzi-news-blog-recensioni-2Nel 1948, come giornalista per il periodico comunista L’Unità, ha iniziato a scrivere libri per bambini. Nel 1950, il partito lo installato come direttore della rivista dei nuovi bambini settimanale Il Pioniere a Roma. Nel 1951, Rodari ha pubblicato i suoi primi libri, Il libro delle Filastrocche e Il Romanzo di Cipollino.

I ricordi della moglie Maria Teresa

“Ci trasferimmo nei primi anni Cinquanta, quando Gianni cominciò a lavorava prima al Pioniere e poi per Paese Sera. Col tempo stabilì un rapporto molto buono con la casa editrice Einaudi. Divenne uno scrittore affermato. Ci lasciammo alle spalle le ristrettezze economiche. Ma non gradiva la crescita tumultuosa del Paese. O meglio la osservava con una certa indifferenza”.

“Nel periodo in cui era funzionario di partito e giornalista all’Unità. Lavorava alla redazione milanese. Io ero a Modena, dove sono nata. A 16 anni cominciai a lavorare come aiuto contabile in una fabbrica di mattonelle. Poi, durante la guerra, la fabbrica fu bombardata. E persi il lavoro e anche la casa. Ho ancora nelle orecchie il rumore delle fortezze volanti. Il 1944 fu l’anno terribile. Ci riparavamo nelle cantine. Ricordo le candele accese, l’odore di sego, il rumore dei rosari simile a quello delle nacchere e la gente che pregava. Sembravamo già morti. Soffrivo di claustrofobia e non potevo stare nei rifugi: mi mancava l’aria, mi veniva il panico. Paradossalmente questo mi salvò la vita”.

“Una sera sentimmo il rombo degli aerei, ci avvertirono di rifugiarci nel tunnel. La gente in strada correva a perdifiato. Corsi anch’io. Ma davanti alla bocca di entrata non ce la feci. Tornai indietro. Poi l’esplosione e tutto, attorno al rifugio, crollò in mille pezzi. Chi era all’entrata ci rimise la vita. Io mi salvai”.

Mi raccontò che per un breve periodo era stato maestro elementare. Poi, tra il 1943 e il ’44 scelse la clandestinità. I giorni che precedettero la Liberazione furono duri. Come partigiano fu addetto al controllo dei lasciapassare. Diversi fascisti avevano falsificato i documenti per cercare la fuga in posti più tranquilli.

Gli anni della clandestinità non l’avevano indurito. Conservò sempre la duttilità del giudizio e la consapevolezza che a volte le persone sono meglio di come appaiono. Quando lo conobbi sapevo solo che era un giornalista”.

“Non pensavamo minimamente di innamorarci, accadde dopo. Gianni mi raccontò che il Partito intendeva dar vita a un fumetto che fosse una versione di sinistra del più celebre Corriere dei Piccoli. Nel 1950 nacque Il Pioniere, la redazione era a Roma e Pajetta chiese a Gianni di affiancare Dina Rinaldi nella direzione”.

gianni-rodari-creatori-di-sogni-scrittore-favole-al-telefono-libricino-libri-fiabe-favole-per-bambini-ragazzi-news-blog-recensioni-7Nel 1952, ha viaggiato per la prima volta alla URSS , che ha frequentato in seguito. Nel 1953, sposò Maria Teresa Ferretti, che quattro anni dopo ha dato alla luce la loro figlia, Paola. Nel 1957, Rodari supera l’esame per diventare giornalista professionista.

Rodari trascorse gli anni 1966-1969 a lavorare intensamente su progetti di collaborazione con i bambini. Nel 1970 ha ricevuto la medaglia Hans Christian Andersen per la letteratura per bambini, che lo ha acquisito una vasta reputazione internazionale come scrittore più moderni per bambini in lingua italiana. Il premio biennale dal IBBY è il più alto riconoscimento a disposizione di uno scrittore o di illustratore di libri per bambini. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue.

Nel 1979, dopo un altro viaggio in URSS, la sua salute, non molto robusto, è diminuita e la sua produttività diminuita. Morì a Roma, a seguito di un intervento chirurgico, nel mese di aprile del 1980.

I ricordi della moglie Maria Teresa

“Non era molto loquace. So che aveva amato molto Verne e letto in ritardo Salgari. Trovava un capolavoro distorto ed equivoco il libro Cuore di De Amicis, la cui retorica aveva distorto la realtà. Mentre considerava Collodi un grande classico. Mi ricordo che in una delle prime lettere a Calvino, dei primissimi anni Cinquanta, Gianni annunciava l’intenzione di voler scrivere un lungo saggio su Pinocchio”.

“Era il mondo del bambino rivisitato alla luce dell’adulto che lo interessava. Aveva cominciato a scrivere libri per ragazzi e il modello Collodi – con quella favola che considerava una delle prove letterarie più straordinarie – era ai suoi occhi il perfetto equilibro tra realtà e fantasia”.

“Non cambiò di molto. Lui era spesso in giro, io ho sempre detestato la mondanità. Ogni tanto in questa casa comparivano i suoi amici: Lele Luzzati, Mario Lodi, Bruno Munari. A volte veniva a trovarci Cesare Zavattini, una sera dimenticò un ombrello che ancora conservo. Il tono delle conversazioni era leggero, perfino surreale. Tutti avevano in comune l’idea che il gioco, la fantasia, l’amore erano componenti fondamentali per lo sviluppo di un bambino”.

“Credo che al di là di tutto, ‘La grammatica della fantasia‘ ha rivelato il grande interesse di Gianni per l’assurdo e il nonsense. L’amore per il surrealismo, per Palazzeschi, per la comicità astrusa di Zavattini o per Lewis Carroll. Tutte cose che messe insieme trasformavano uno scrittore per l’infanzia in uno scrittore tout court”.

Il mondo dei bambini raccontato da Maria Teresa

“Lavorava tantissimo anche in casa. Ci sposammo nel 1953. Scelse la data del 25 aprile. Così, disse, mi sentirò libero di andarmene. Siamo restati insieme tutta la vita. Negli ultimi anni sentiva crescere un senso di oppressione. Credo che gli pesasse il lavoro giornalistico e i tanti viaggi all’estero. Non amava pensare al passato. A volte pensava che i ricordi fossero solo il lato patetico della memoria. Una volta disse di sé: “Sono un uomo senza passato”. In realtà era stato un uomo con un grandissimo passato. Quello che poteva sembrare una chiusura verso tutto ciò che era stato, improvvisamente si ravviva quando si calava nel mondo fantastico dei bambini. Allora poteva diventare sorprendente”.

 gianni-rodari-creatori-di-sogni-scrittore-favole-al-telefono-libricino-libri-fiabe-favole-per-bambini-ragazzi-news-blog-recensioni-8Rapporto con la figlia e gli ultimi anni raccontato da Maria Teresa

“Una volta che eravamo in campagna spiegò a nostra figlia Paola la dialettica hegeliana. Disegnò sulla terra con un bastone la tesi, l’antitesi e la sintesi. Fu un uomo di storie piccole e legate al mondo quotidiano. Le montava e smontava come fossero giocattoli. In questo fu straordinario. L’ultimo anno di vita viaggiò lungamente in Russia. Si stancò tantissimo. Cominciò a dolergli una gamba. Non volle ricoverarsi laggiù. Tornò a Roma malandato e sofferente. Gli fu diagnosticata una occlusione alla gamba sinistra. Un aneurisma. Sembrò potercela fare. Quella sera del 1980 distrutta dalla fatica tornai a casa. Presi un calmante e dormii. Morì in una notte di aprile. Credo che non mi sia stato perdonato. Non potevo immaginare che la situazione sarebbe precipitata. Quando ancora oggi vado nelle scuole a parlare di lui penso alla mia vita come a un prolungamento della sua. Una catena leggera che mi lega a lui e al nostro passato. Non so se avrebbe gradito che se ne parlasse. Ma per me è una forma di responsabilità e di rispetto verso l’uomo che ho amato”.

Gianni Rodari rimarrà per sempre un pilastro fondamentale dei libri per bambini. Piccole storie o filastrocche, hanno il potere di illuminare improvvisamente la fantasia del piccolo ascoltatore. Non servono, mostri o draghi o principesse, con i numeri e semplice cioccolata si possono inventare storie stupende che dureranno nei secoli.

Le opere di Rodari sono tantissime, ma sono da possedere, obbligatoriamente:

Favole al telefono
Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie
Il libro degli errori
Le avventure di Cipollino
Il libro dei perché
Fiabe lunghe un sorriso
A sbagliare le storie
La freccia azzurra