“A caccia dell’orso”: un libro classico di origine inglese da tenere assolutamente in libreria.

Avventura, famiglia, suoni onomatopeici e finale dolce e significativo.

0
1007

Questo libro viene pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1989. Undici anni dopo è tradotto in italiano per Mondadori, nel 2013 vince un premio prestigioso come l’Andersen.

Il testo è semplice, come la storia – l’autore, Michael Rosen, ha ripreso un’antica canzone popolare – mentre il ritmo del racconto scorre a due velocità: dapprima lento come un mantra ipnotico

“A caccia dell’orso andiamo.

Di un orso grande e grosso.

Ma che bella giornata!

Paura non abbiamo”.

davanti ai diversi ostacoli che i protagonisti (un adulto e quattro bimbi di diverse età) devono attraversare nella caccia all’orso, poi incalzante e concitato, dopo l’ingresso nella grotta dove trovano il tanto atteso orso. È qui infatti che arriva il bello… bisogna scappare!!!

Ripercorrono velocemente il percorso fatto con i vari suoni onomatopeici, che all’udito del piccolo ascoltatore risultano particolarmente simpatici e riproducibili. Infine arrivano a casa e si nascondono sotto le coperte, felici di aver raggiunto un luogo sicuro, tutti uniti.

La caratteristica di questo albo è l’alternanza delle pagine in bianco e nero, e a colori. Le prime presentano le difficoltà che si affrontano durante questa caccia all’orso che possono essere viste come quella durante un percorso nella vita di chiunque e le seconde colorate sono quelle con le onomatopee scritte sempre più grandi e visibili da leggere con un tono di voce via via crescente.

Il libro vuole dare più spunti per essere riletto e per crescere. Uno dei quali è l’approccio con la famiglia all’avventura, insieme ed uniti si possono affrontare un campo di erba alta e frusciante, un fiume freddo e fondo, una melma limacciosa, un bosco fitto e buio, una tempesta di neve, una grotta scura e stretta; e probabilmente molto altro ancora una separazione, un periodo economico negativo, un lutto. Ed un altro, invece, si coniuga bene nella seconda metà del libro, c’è un pericolo che insegue una famiglia, bisogna superare nuovamente tanti ostacoli per mettersi in salvo, quello che si dice “lavoro di gruppo”.

Un piccolo capolavoro che nella sua semplicità nasconde tante considerazioni. Le illustrazioni con  acquerelli di Helen Oxenbury, danno quella sensazione di familiare e confortevole.